COME HO INIZIATO CON L’ALLENAMENTO IBRIDO

L’allenamento ibrido oggi è una parola di moda.
Ma quando ho iniziato io, non sapevo nemmeno esistesse questa etichetta. Stavo semplicemente cercando di sentirmi meglio nel mio corpo e nella mia testa.

Se oggi parlo di My Hybrid Way è perché ci sono arrivato per esperienza, non per trend.

Prima di tutto: non sono mai stato “portato”

Da piccolo ho fatto un po’ di tutto: karate, pallamano, pallavolo, calcio.
Mai in modo strutturato. Mai con grandi risultati.

Non sono mai stato quello coordinato, talentuoso, quello che impara al volo.
Anzi. I movimenti complessi mi richiedevano più tempo. Ma mi buttavo lo stesso, perché mi piaceva muovermi.

Poi a 15 anni mi fermo completamente. Zero sport. Solo divano, TV e junk food.
Non divento sovrappeso, ma arriva la classica pancetta da sedentario.

A scuola non era un periodo brillante. Poche amicizie vere. Qualche presa in giro.
Non tanto per come ero, ma per chi frequentavo. Dinamiche stupide, ma a quell’età pesano.

E lì nasce qualcosa: voglia di riscatto.
Non per dimostrare agli altri. Per sentirmi più sicuro io.

La palestra: il primo vero passo verso l’allenamento ibrido

Un amico mi propone di iscrivermi in palestra. C’era una promozione.
Mi faccio regalare l’abbonamento annuale per il compleanno.

Da lì parte tutto.

Non sapevo nulla di programmazione, sovraccarichi progressivi, periodizzazione.
Andavo, facevo macchine, pesi, quello che vedevo fare agli altri e che mi consigliavano.

Estate: pausa scolastica e passo le vacanze in montagna, senza palestra.
Non mollo. Mi alleno a casa. Piegamenti, addominali. Nient’altro.

Ancora non sapevo cosa fosse il calisthenics.

principiante tra allenamento ibrido e palestra

L’incontro che cambia la direzione

Torno a scuola. Conosco un compagno di classe molto atletico.
Mi parla di calisthenics.

Poco dopo, in palestra, incontro un ragazzo che stava diventando trainer di calisthenics.
Inizia a darmi dritte. Provo le prime trazioni serie. Le prime skill.

Si incastra tutto.

Da lì il corpo libero diventa il mio focus.
Ho mixato pesi, provato zavorre, lavorato sulle skill, affrontato periodi di alti e bassi.

Non è stato lineare. Ma non ho più smesso.

Il primo seme dell’allenamento ibrido (anche se non lo sapevo)

Per esigenze — non per scelta — mi trovo a dover inserire la corsa.
Programma base: due volte a settimana. Niente di epico. Costanza altalenante.

Ma qualcosa si accende.

Un anno circa così: corpo libero come base, un po’ di running come complemento.

Poi smetto di correre. Mi concentro solo sul calisthenics. Voglio migliorare davvero.
Mi faccio seguire da coach, entro nel mondo endurance calisthenics e mi innamoro.

Ma il seme era lì.

Australia: il punto di svolta

Sono in Australia per lavoro.
Ricevo un premio aziendale e decido di comprarmi un paio di scarpe da corsa: le Brooks Glycerin 21, mi rimarranno sempre nel cuore, con loro è inziato tutto.

Inizio sul tapis roulant.
Poi fuori. Nell’outback australiano.

Non avevo conoscenze solide. Cercavo online. Sbagliavo. Riprovavo.
Succede qualcosa che mi porterà nel mondo delle ultra (ma questa è un’altra storia).

Da quel momento, inizio a combinare in modo strutturato calisthenics endurance e corsa/trail running. Sempre seguito da coach. Per quasi due anni.
Imparo tanto come atleta. Ma soprattutto inizio a capire i meccanismi dell’equilibrio tra forza e resistenza.

allenamento ibrido e corsa su tapis roulant

La verità sull’allenamento ibrido

Allenamento ibrido non significa fare tutto insieme a caso.

Significa:

  • integrare forza e resistenza in modo intelligente
  • non bruciarsi
  • non vivere in perenne fatica
  • migliorare energia quotidiana

Oggi non sono seguito da nessuno. Uso quello che ho imparato.

Sono in una fase più tranquilla.
Mi alleno per il gusto di farlo. Ho mantenuto buoni livelli di forza, la corsa è un po’ calata perché sono in viaggio, ma sto lavorando molto su mobilità e yoga.

Perché ho capito una cosa fondamentale:

forza, resistenza e mobilità sono tre pilastri per una vita lunga e funzionale.

Non per vincere gare.
Per stare pronti a tutto.

My Hybrid Way non è “la mia”

Ora è di moda chiamarlo allenamento ibrido.
In realtà si tratta semplicemente di fare sport e tenersi in salute fisica e mentale.

C’è chi combina bici e palestra.
Chi calcio e potenziamento.
Chi yoga e nuoto.

Io ho scelto calisthenics e corsa in montagna perché mi fanno sentire vivo.

My Hybrid Way non significa che è la mia e basta.
Significa che ognuno deve trovare la sua via.

Se hai tra i 30 e i 50 anni, lavori, hai responsabilità e ti alleni senza struttura, il punto non è fare di più.

È fare meglio.
In modo sostenibile.

Allenarti ibrido non per performance estreme, ma per:

  • energia quotidiana
  • lucidità mentale
  • sicurezza fisica
  • equilibrio vita-sport

Io non tornerò mai a fare solo una cosa.
Adatterò l’allenamento alle fasi della vita, ma la combinazione resterà.

Perché quando impari a unire forza e resistenza, non migliori solo come atleta.
Migliori come persona.

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