La motivazione è una delle parole più abusate nel mondo dell’allenamento. Tutti la cercano, tutti la vogliono, pochi però capiscono davvero come funziona.
Il problema è semplice: all’inizio di un nuovo percorso siamo carichi, entusiasti, pronti a spaccare il mondo. Poi, inevitabilmente, arrivano i giorni no. La fatica aumenta, il focus cala, l’entusiasmo sparisce. Ed è lì che molti mollano.
La verità è che la motivazione è altalenante per natura. Dipende da fattori interni (energia, umore, stress) ed esterni (lavoro, meteo, risultati). Affidarsi solo a lei è il modo più veloce per interrompere qualsiasi percorso serio.
Quello che fa davvero la differenza è imparare a stimolare la motivazione e mantenere il focus, anche — e soprattutto — nei momenti difficili.
Accettare la parte scomoda (prima di tutto)
Il primo errore è pensare che qualcosa “non stia funzionando” solo perché è diventata difficile.
Allenarsi, preparare una gara, migliorare davvero prevede sempre una parte scomoda. Non è un difetto del percorso, è il percorso stesso.
Io ho imparato a vederla così: ogni momento di difficoltà è un test.
Un test che fa una sola domanda: quanto lo vuoi davvero?
Se accetti fin dall’inizio che ci sarà fatica, disagio e momenti di down, smetti di viverli come un problema e inizi a usarli come strumento di crescita. È lì che entra in gioco il mindset.

Motivazione vs disciplina: un falso conflitto
Spesso si dice che “la disciplina conta più della motivazione”. È vero, ma incompleto.
La disciplina senza senso diventa rigidità. La motivazione senza struttura diventa caos.
L’obiettivo non è eliminare la motivazione, ma creare sistemi mentali che ti aiutino a ritrovarla quando cala. Ed è qui che entrano in gioco le tecniche che uso personalmente.
1. Mantra: poche parole, massimo impatto
Un mantra è una frase breve, semplice, che richiama il motivo per cui stai facendo ciò che stai facendo.
Non deve essere poetica. Deve essere funzionale.
Esempi:
- “Sono qui per questo”
- “Un passo alla volta”
- “Non mollo adesso”
Il mantra serve quando la mente inizia a cercare scuse. Lo ripeti, quasi meccanicamente, e riporti il focus sull’azione presente.
Non è magia: è attenzione direzionata.
2. Visualizzazione: agire oggi per il te del futuro
La visualizzazione è una delle tecniche più potenti e scientificamente studiate nel mindset sportivo.
Consiste nel proiettarti nel futuro e chiederti: che persona voglio essere tra 6 mesi?
Visualizzarti mentre raggiungi quell’obiettivo non serve solo a “gasarti”. Stimola anche una risposta dopaminergica immediata che aumenta la probabilità di compiere l’azione giusta oggi, anche quando non ne hai voglia.
La chiave è questa: ragionare sul lungo termine, non sulle emozioni del momento.
3. I 5 Why: chiarire il perché prima di mollare
Quando sto per affrontare qualcosa che mi spaventa — o che potrei non riuscire a portare a termine — uso la tecnica dei 5 Why.
Scrivo cinque motivi reali per cui:
- voglio farlo
- posso farcela
- vale la pena provarci
Metterli nero su bianco crea chiarezza. E la chiarezza riduce drasticamente il rumore mentale che porta all’abbandono.
4. Backup mentali: prepararsi prima del crollo
Questa è una delle tecniche più sottovalutate ma più efficaci.
I backup mentali sono frasi che prepari quando sei lucido, per usarle quando non lo sei più.
Funziona così:
- immagini un futuro momento di crisi
- anticipi le scuse che la mente userà
- prepari le risposte esatte
Quando il momento arriva, non devi inventarti nulla.
Tiri fuori il backup e torni in carreggiata.
Motivazione come abilità allenabile
La motivazione non è un dono. È una competenza.
Se educhi la tua mente a riconoscere i momenti di discomfort, a non fuggire e a rispondere con consapevolezza, smetti di essere schiavo delle emozioni del momento.
Allenarsi, gareggiare, migliorare non significa sentirsi sempre carichi.
Significa restare presenti anche quando non lo sei.
Ed è lì che avviene la vera crescita.
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